Invito agli Universitari

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Incontro con il pubblico – se la cronaca ferisce…

Giovedì 15 maggio 2008, ore 20:00 in via Roma 3, piazza Brà,
chiediamo a tutti gli studenti di dedicare una piccola grande ora per rispondere con la poesia e la creatività alla tristezza di questi tempi.

Buona serata a tutti

L’ateneo scaligero scopre “l’interruttore” vegetale

L’Arena – domenica 11 maggio 2008 cronaca pag. 20
RICERCA. Lo studio condotto in collaborazione tra l’Università di Verona e l’Università californiana di Berkeley

E’ possibile produrre energia utilizzando la luce solare assorbita in eccesso da alghe e piante. Lo dimostra uno studio pubblicato su «Science» che spiega il meccanismo molecolare regolatore dell’assorbimento dell’energia solare nelle piante, grazie all’individuazione dei geni che ne determinano il processo.
La ricerca è frutto della collaborazione che per due anni ha visto i ricercatori del Dipartimento Scientifico e Tecnologico dell’Università di Verona e dell’Università di Berkeley in California lavorare insieme per potenziare, attraverso tecniche di biogenetica, l’efficienza con cui piante ed alghe raccolgono l’energia, aprendo orizzonti interessanti alla produzione di bio-combustibili.
Coordinatori dei gruppi di ricerca di Verona Roberto Bassi, docente di Fisiologia vegetale specializzato in ingegneria proteica e da Graham Fleming a Berkeley, pioniere nella misura di eventi ultrarapidi con il laser.
Per chiarire il processo molecolare del meccanismo dissipativo di difesa all’interno delle alghe, gli scienziati hanno prodotto una delle proteine in molte versioni mutate, in cui veniva cambiato uno solo dei 350 aminoacidi che la compongono. Tre di questi si sono dimostrati indispensabili alla funzione. Indagando sulla loro funzione i ricercatori veronesi hanno scoperto che due aminoacidi legano ciascuno una molecola di clorofilla formando una coppia ravvicinata.
«Queste molecole», spiega su Science Bassi, «funzionano come i due rami di un diapason ed entrano in risonanza quando l’energia della luce che assorbono raggiunge una certa intensità. A questo punto entra in azione il terzo componente: una molecola di carotenoide, molto simile alla sostanza di colore arancione delle carote, la quale scambia momentaneamente un elettrone con la clorofilla più vicina e libera calore quando questo torna indietro, fenomeno noto come ricombinazione di carica».
Un processo rapidissimo che avviene in pochi millesimi di miliardesimi di secondo (picosecondi), e che viene ripetuto con una frequenza proporzionale all’intensità della luce.
Il gruppo veronese, in particolare, ha identificato una famiglia di geni che, quando inattivati, producono piante incapaci di trasformare in calore la luce assorbita, mentre Matteo Ballottari dottore in BIOTECNOLOGIE ambientali e industriali, è riuscito a produrre in provetta le proteine codificate da questi geni e a dimostrarne l’attività con misure effettuate a Berkeley.
Allo stato normale, infatti, queste proteine fotosintetiche sono in grado di «misurare» la luce cui sono esposte e di attivare un meccanismo dissipativo di difesa, un «interruttore di protezione», trasformando l’energia in eccesso in calore.
L’importanza della scoperta consiste nell’aver identificato i geni responsabili di questo meccanismo dissipativo di difesa, su cui si può intervenire con tecniche di genetica per trasformare in energia chimica e quindi biomassa il calore altrimenti disperso.
«Agendo sulla sensibilità dell’ “interruttore” che governa questo processo», spiega ancora Bassi, «si potrà regolare l’efficienza della trasformazione della luce solare da parte degli organismi fotosintetici ed adattarle alle esigenze della crescita nei fotobioreattori per produrre biocombustibili. Già nel 2005 nel nostro laboratorio Luca Dall’Osto, oggi ricercatore, ha dimostrato che l’inattivazione dei meccanismi regolativi portava ad una maggiore crescita delle piante a bassa luce».
La scoperta è di grande attualità dato che petrolio e carbone, ormai in esaurimento, derivano rispettivamente da alghe e piante cresciute tra i 200 e i 400 milioni di anni fa e conservate nel suolo in mancanza di ossigeno. Di recente si sono moltiplicate le ricerche che mirano a produrre biocombustibili da alghe e piante, ma le rese sono ancora basse proprio a causa del meccanismo dissipativo messo in atto dagli organismi fotosintetici.
Ai fini applicativi, un ulteriore aspetto interessante consiste nell’utilizzo del principio scoperto per la produzione di pannelli solari più efficienti, composti da celle prodotte con coloranti di origine biologica.
Da tempo i fisici cercano di riprodurre la fotosintesi in forma semplificata usando materiale non biologico: si tratta dei cosiddetti pannelli solari a coloranti, che danno buoni risultati ma hanno una «durata» limitata. «I coloranti esposti al sole scolorano», continua Bassi, «come succede ai vecchi segnali stradali che diventano illeggibili col tempo. Ciò è dovuto all’incapacità di dissipare in calore l’energia assorbita in eccesso, che non riesce ad essere trasformata in corrente elettrica e va, invece, a reagire con l’ossigeno creando molecole dannose che distruggono i coloranti stessi».
Per questo i chimici sono già al lavoro per modificare i coloranti in uso nei pannelli solari e ricreare artificialmente l’interruttore molecolare delle piante. Con la prospettiva di ottenere risultati importanti in termini di maggiore durata dei pannelli e costi ridotti.

Le molte facce di Verona

Verona love is in the air

Articolo preso da: Federico Pistono blog

Cos’è Verona? O meglio ancora, chi è Verona? Verona è una ragazza giovane, capelli biondi e viso delicato, sorriso pungente e sarcastico, un po’ pazzerella e molto diverte. Verona è un neonazi, skinhead, un violento. Verona è una signora anziana che ti offre un sorriso tutte le mattina quando vai a prendere il pane, ti prende la mano con dolcezza e ti dice quanto sei bravo. Verona è un figlio di papà, auto con alettone posteriore, subwoofer a coni da 18 pollici e stemma della lega sul parabrezza. Verona è un collega che tornando dal pranzo ti porge una coppa gelato all’amarena, ma è il tuo compleanno? Nono, così, mi andava. In fondo Verona non è tanto diversa da molti altri posti. Gli eventi degli ultimi giorni hanno dato largo spazio ai portatori di disinformazione, che hanno dato sfogo alla loro creatività giornalistica nelle varie forme e colori.

C’è chi vuole demonizzare quei quattro ragazzi, chi minimizza, chi li difende e chi va oltre alla facciata dei giornali, oltre all’arena e al finto balcone di Giulietta e fa un’analisi più approfondita. Alcuni baluardi della disinformazione (il Corriere della sera e il Messaggero) hanno manipolato le foto dei quattro giovani veronesi per farli sembrare più cattivi e agguerriti. Bene. Focalizziamo l’attenzione sulle stupidaggini, sulle minuzie, demonizziamo quattro persone, diamo la possibilità a molti di lamentarsi di quest’ultimo fatto e dimentichiamoci del vero problema, della radice di tutto. Sì perché non sono tutti così a Verona, ma non sono nemmeno un caso isolato. Ognuno di noi deve essumersi le proprie responsabilità. Quando non affittiamo la casa a stranieri, anche se regolari lavoratori onesti. Quando affittiamo la casa a irregolari stranieri disonesti. Quando guardiamo male qualcuno sull’autobus solo perché ha dei pantaloni che non ci piacciono o la pelle troppo scura. Ah ma io non gli farei mai niente, io sto qui, loro lì, tutti felici, io sono tollerante. No. Tolleranza non vuol dire rispetto, non vuol dire accettazione e non vuol dire amore. Quella è tacita sopportazione. Una società civile non si basa su una infastidita sopportazione.

Giuseppe d’avanzo scrive Puoi essere picchiato per un nonnulla. Puoi prendere una bottigliata in testa per un amen. Non importa la ragione occasionale. Non è quello che conta. Non è per lo spino rifiutato che muore Nicola. Nicola muore, dicono, “perché ha il codino”, perché dunque è diverso, perché “non è conforme” e gli (improvvisati o professionali) addetti al futuro della città e alla custodia del suo passato e delle sue risorse escludono i diversi: “diverso – dice il procuratore Guido Papalia – è non solo il diverso per razza, ma diverso perché si comporta il mondo diverso; pensa diversamente; ha un atteggiamento diverso; si veste in modo diverso e quindi non può convivere nel centro della città che i razzisti vogliono chiusa ai diversi”. In uno stato di smarrimento sociale, si radunano per difendersi le persone spaventate – la paura è coltivata con sapienza a Verona che molto ha faticato per raggiungere il benessere di oggi. Passano all’azione in nome di “un’identità minacciata”. Identità, insegna Zygmunt Bauman, è un concetto agonistico. È come un grido di battaglia. Fragile e perversamente “coraggioso”, Raffaele sente quel grido, lasciata l’aula del “Maffei” e le fatiche democratiche di “maffeiano”.

Lo sente allo stadio dove impiccano il fantoccio di un calciatore “negro”. Lo ascolta forte nella propaganda dei “nazistoni” del “Blocco studentesco”. Lo intende nello stile di vita dei suoi compagni di bevute e di scorribande notturne tra le stradine della città. Afferra quel sentimento nella pianificazione del prossimo pestaggio, nelle risate, nella soddisfazione che segue. Raffaele avverte soprattutto che quel che fa, quel che pensa è condiviso perché in città c’è un sentimento che non lo biasima e non lo biasimerà. Hanno ragione Giulia e Simone.

È “politico” tutto questo? Quale ipocrita può negarlo: certo che lo è. E non vuol dire che ci sia un partito politico, una fazione di un partito politico, un gruppuscolo che organizza o programma quelle violenze. Vuol dire che c’è a Verona una “cultura” dell’esclusione che irrigidisce e sorveglia il confine tra “noi” e “loro” e “loro” diventano anche quei veronesi – moltissimi, e tra i moltissimi Nicola – che rifiutano o non avvertono il “potere seduttivo” di quell'”appartenenza”.

È difficile contestare che il sindaco di Verona, Flavio Tosi, alimenti la “naturalezza” di quel grido di battaglia “identitario”. Che diffonda il presupposto che “si appartiene per effetto della nascita”. Non per altro, qualsiasi cosa tu sia e faccia. Flavio Tosi non è un fascista. È un leghista che ama i fascisti, li coccola, li asseconda, forse cinicamente se ne serve. Oggi che la tragedia si è consumata, è evasivo, a volte frivolo, a volte ringhioso quando gli si ricorda che appena in dicembre ha sfilato accanto a nazisti del Veneto Fronte Skinheads; che appena qualche anno fa (11 settembre 2005) offrì le sue parole solidali – con una visita in carcere – a cinque giovani fascisti che avevano massacrato e accoltellato due ragazzi di sinistra, frequentatori di un centro sociale.

Significa forse che Verona è una città fascista? Non andrei così lontano, non è vero. Tuttavia è vero che permea un senso di esclusione, non accettazione del diverso molto più forte di altri luoghi in cui ho vissuto. Anche la collocazione geografica non aiuta, Verona è una città provinciale, nel mezzo della pianura padana, lontana da mare e confini, che è diventata multietnica in un periodo molto breve, ma non ha avuto il tempo di abituarsi al cambiamento. Molti non lo accettano. La segregazione è talmente evidente che si estende a anche a livello territoriale. Veronetta è il nostro Bronx, almeno a detta di molti. Ci ho vissuto per quattro mesi. Ero l’unico biondo-occhiazzurri-nonslavo. Mai subito un furto, mai stato aggredito, mai assistito ad una scena di violenza. Vado nella veronese Borgo Roma e sono testimone a tre furti e un pestaggio. Sarà. Ma l’esclusione del diverso esula dal fattore razziale, è un atteggiamento intrinseco di fastidio per coloro che pensano e si comportano diversamente.

Il mio caro amico Sebastiano sostiene che Verona è una città “bellissima piena di giovani di grande cuore“, ma anche “popolata da troppi mentecatti ed assassini“. Invita a non andersene, a rimanere, perché ad andarsene devono essere ” quei veronesi che anche in queste ore di dolore assecondano l’insorgere di odio e violenze, di ideologie criminali sepolte dalla storia“. Sono loro che non se lo meritano. È vero. Se guardo bene ci sono delle persone stupende e coraggiose, delle quali sono fiero di essere amico.

Non chiudete gli occhi, affrontate la realtà con un sorriso, non blindatevi di fronte alla facciata. Osservate con obiettività, non rinnegate la natura di una bellissima città con ampi spazi di miglioramento. Miglioratela voi, siate i fautori di una rivoluzione sociale e culturale, portate un po’ di pace e di comprensione. Ne sarete felici.

Federico Pistono