
Rappresentiamo gli studenti, siamo lo strumento che può tutelare e far conoscere cosa accade, che può intervenire per migliorare la nostra Università.
Ma lo possiamo fare solo con la forza di studenti attenti, critici e propositivi, responsabili, impegnati e convinti dell’importanza personale e sociale di un’Università di alto livello.
Per la nostra Università, per il nostro sapere. Partecipate!
In allegato, la situazione discussa nell’assemblea della settimana scorsa e le proposte già avanzate.
Damiano Fermo (Presidente Consiglio degli Studenti)
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[...] sconosciuto: Ma lo possiamo fare solo con la forza di studenti attenti, critici e propositivi, responsabili, impegnati e convinti dell’importanza personale e sociale di un’Università di alto livello. Per la nostra Università, per il nostro sapere. … [...]
Sono contenta che si stia cercando di fare chiarezza sull’annosa questione del “rifiuto di un voto positivo”.
- E’ un diritto che noi studenti abbiamo sempre avuto: un esame può andare peggio di quanto si sperasse per n motivi. Non è detto che chi rifiuta un voto lo faccia soltanto perchè ha “provato” un esame per vedere com’era e rifarlo in seguito;
- è uno dei mezzi che abbiamo per auto – gestire il nostro studio e la nostra preparazione. E credo che una delle finalità e allo stesso tempo delle caratteristiche dell’Università sia proprio rendere lo studente capace di auto – regolare il suo lavoro e il suo impegno. Decidere come regolare gli esami, se accettare o meno un voto, come preparare un appello sono responsabilità che dobbiamo cominciare ad assumerci. Altrimenti tanto vale che ci iscriviamo tutti al Cepu o ci prendiamo un tutor personale.
Le procedure a riguardo adottate dalla facoltà di Scienze non hanno mai creato problemi e i Professori stessi non hanno mai sollevato obiezioni. Presentarsi in ufficio alla registrazione chiedendo di rifiutare un voto, o mandare una mail con la stessa finalità, dovrebbe essere più che sufficiente..
Mi lascia molto perplessa invece la proposta dell’”incentivo anti – salt’appello”. Da studenti, abbiamo dei diritti ma siamo anche tenuti a rispettare le norme di convivenza e della buona educazione. Non credo che il 30% che non si presenta abbia avuto imprevisti dell’ultimo minuto o malattie fulminanti. Se si sa di non arrivare pronti all’esame, e quindi di non presentarsi, è buona educazione e gesto di maturità disiscriversi… Le iscrizioni servono a regolare le aule, le fotocopie e i materiali, oltre che a stampare i registri cartacei. Se la burocrazia è già lenta e incasinata di suo, perchè metterci del nostro creando cedolini inutilizzati?
Insomma, chiediamo tanti diritti [a ragione] ma a volte è anche ora di assumerci delle responsabilità e di dimostrarci maturi. Non credo che l’accortezza nel disiscriversi sia “premiabile” con punti alla laurea. E’ solo una questione di buon senso e buona educazione.
Rifiutare un voto vuol dire affermare un’identità e sopratutto credere nei propri principi e nei propri mezzi. Ci vuole carattere per rifiutare eccome .. . ammetto mi è capitato alcune volte di farlo.
Togliere il propio nome da un esame quando all’ultimo minuto ci sentiamo impreparati è segno di rispetto verso gli altri e segno di resposabilità verso se stessi …. anch’io credo che gli imprevisti capitano ma il più delle volte non è questo il fattore principale che spinge a non presentarsi.